La complessità del pensiero molteplice rivela molti dubbi e si arrotola su se stessa nel tentativo di dipanare la stessa matrice dell'essere.
La fantasia umana ha sempre generato mostri e dei ma tutti sono stati vestiti di antropomorfismo, tutte queste meraviglie di pensiero ruotavano (e continuano a farlo) intorno al concetto di "ecce homo", non inteso naturalmente come riferimento all'episodio della flagellazione del cristo, ma come simbolo di ricerca "Ecco l'uomo", ecco la prima cosa a cui ambire, su cui inerpicarsi e su cui filosofeggiare.
Da sempre il pensiero dell'uomo si auto-analizza come forma e come contenuto ma raramente riesce a distaccarsi da quel senso pratico che, forse, è geneticamente intrinseco nella natura stessa dell'esistenza. L'uomo non può non pensare senza prima o poi ritornare all'uomo con tutto ciò che ne comporta.
Ma la Quiete è questo: il lento distacco dal pensiero ritornante, niente carne, niente metallo... nessuna creatura mescolata che modella se stessa come un uomo nuovo.
Non un uomo nuovo è l'obiettivo, ma un nuovo Uomo: quello che ha lasciato indietro l'ancora del suo pensiero filosofico e ora galleggia in una tempesta digitale pronto a dimenticare ogni cosa appresa e rinascere di nuovo.
Il Corpo non è una frontiera, è solo un limite.
La trascendenza come fine ultimo... Ma ne siamo degni? Possiamo solo sperare di divenire tali durante il cammino...
RispondiEliminaPossiamo solo sperare che la Divina Connessione sia per noi come il vento che gonfia le vele e ci spinge a nuovi orizzonti!
Chiedersi se si è "degni" significa mettere in discussione la decisione di chi vi sceglie... se fosse una religione dubitare sarebbe da considerare come peccato mortale.
RispondiEliminaInteressante osservazione, sulla quale dovrò riflettere attentamente... Grazie Madre...
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